Diventare sé nella creator economy
on becoming a person
Lo scorso sei dicembre ho dato un esame dopo sei mesi.
C’è stato il trasferimento in Italia e c’è stata molta confusione e soprattutto molta paura. Laurearsi in psicologia significava provare davvero a fare quel lavoro, ricominciare tutto da capo. Di nuovo alla casella di partenza.
Ho lasciato passare il tempo e ho provato a riprendere la mia vecchia vita, a continuare il percorso da dove lo avevo interrotto. Ho tirato i dadi e mi è andata male, per fortuna.
Ora sono ancora prima della casella di partenza, sto leggendo le istruzioni prima di cominciare a giocare. Ma almeno sono certa della scelta.
L’esame che ho dato mi è piaciuto molto, anche se ancora non so come è andato e so che avrei potuto studiare meglio.
Psicologia della personalità: tutti i modi, da Freud a oggi, che gli psicologi e gli psicoterapeuti hanno trovato per spiegare che cosa ci rende unici, diversi gli uni dagli altri.
Ho potuto studiare meglio tanti psicologi che negli esami precedenti avevo solo toccato di sfuggita. Tra questi, Carl Rogers. Ho comprato tre dei suoi libri. E poi è morto l’anno in cui io sono nata, questo fatto me lo fa sentire più vicino (creepy anyone?)
Carl Rogers
Rogers pensava che il lavoro del terapeuta fosse quello di aiutare le persone a “diventare sé”.
Pensava che in ognuno di noi ci fosse un sé reale e un sé ideale e un bisogno fortissimo, quello di approvazione. Questo bisogno è così forte da portarci ad agire in modo anche molto lontano dal nostro sé ideale, per ricevere l’approvazione degli altri.
Se i nostri genitori e le persone vicine a noi da bambini ci hanno portato a credere di meritare il loro amore solo se ci comportavamo in un dato modo, abbiamo imparato a negare una parte del nostro sé.
Magari avremmo voluto dipingere ma i nostri genitori preferivano che facessimo calcio, non ci hanno costretti ma noi abbiamo capito che sarebbero stati più felici. Il nostro bisogno di approvazione ci ha fatto scegliere il calcio, ma quella parte di noi che voleva dipingere è stata negata.
Magari poi abbiamo cominciato a scegliere per noi stessi, o magari abbiamo continuato a negare parti di noi sempre più importanti, sino a ritrovarci a non capire più che cosa fa parte del nostro sé.
Questa è la causa principale dei malesseri degli uomini, secondo Rogers: sentire che la nostra vita va in una direzione che non abbiamo scelto, e alle volte non essere neanche capaci di articolare questo malessere.
Badate che queste cose le scriveva negli anni Cinquanta e Sessanta, ora sembrano banalità. Eppure è pieno di persone che sono lontane dal loro sé, anche se possono scaricare migliaia di workbook e guardare milioni di video YouTube che promettono di aiutarli.
Cosa vuol dire aiutare gli altri da professionista?
Ripenso spesso a quello che mi dicevano quando avevo la mia attività: per aprire un’attività, per lanciare un prodotto o un servizio, non devi essere esperta in un campo, basta che tu sia un passo avanti rispetto al tuo target.
In quel momento, quel discorso per me aveva senso e penso che possa aver senso per alcune attività.
Per me però, non è stato un buon consiglio. Cosa significa essere un passo davanti agli altri quando si parla di psiche, di mondo emotivo?
Avere a che fare con le emozioni degli altri è come avere a che fare con una bellissima bolla di sapone. Basta pochissimo, anche un movimento non intenzionale, anche una sbadataggine fatta per mancanza di attenzione, e la bolla può scoppiare.
Non basta essere un passo avanti agli altri.
Un’altra cosa che mi dicevano era di non essere perfezionista. Di partire anche se non mi sentivo pronta, perché tanto la perfezione non esiste.
Ancora una volta, è un consiglio che può aver senso. Per me, non è stato un buon consiglio.
La mia attività ha chiuso, tra le altre cose, perché non ero pronta, perché avevo tradito i miei personali standard di qualità.
Penso che ci dovrebbero essere più perfezionisti in giro. Gente con degli standard morali e professionali, persone che scelgono di non mettere online un contenuto educativo se non è all’altezza.
Rogers ha lavorato con i suoi pazienti per tutta la vita, cercando di aiutarli a diventare sé. Imparando da ognuno di loro.
Quando ha scritto delle sue teorie lo ha fatto portando con sé abbastanza prove per sostenerle ma aprendosi sempre alla possibilità di venire smentito.
Leggere i libri di psicologi che hanno lavorato con dei pazienti per una vita mi ha fatto capire quanto ho da silenziare intorno a me.
Ho preso il mio quaderno e ho disegnato una linea temporale lunga anni, il tempo che mi servirà per laurearmi, per fare il tirocinio, per cominciare a lavorare con le persone. è molto tempo.
Ho la sensazione di essere sulla strada giusta per diventare me, e i miei compagni me li devo scegliere con cura. Carl è uno di loro.
Se volete approfondire il pensiero di Carl Rogers vi consiglio il suo libro On becoming a person, che ha scritto proprio pensando di rivolgersi ad un pubblico vasto (non solo agli addetti ai lavori).
Vi abbraccio!
Francesca
Ho anche un’altra newsletter, si chiama Chiaro di Luna: insieme seguiamo le fasi della luna durante il suo ciclo. Lo facciamo per ricordare cosa sta succedendo sopra e dentro di noi, fermarci anche solo cinque minuti per collegarci all’energia della Luna ed essere intenzionali nella vita che conduciamo. Per tutte le info puoi leggere qui.



Finalmente! La retorica del parti comunque, la quantità conta più della qualità non mi pare che ci abbia portato lontano. La penso come te, persino nelle virgole, come sempre!